
9 agosto … Forse non devo ancora sapere
- 2 giorni fa
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Ultimamente mi sento così.
Guardo la mia vita e so di avere moltissimo per cui essere grata.
Ho i miei figli.
Ho una casa.
Ho persone che amo.
Ho il mio lavoro, le mie possibilità, la libertà di immaginare ancora qualcosa di diverso.
Ho lo yoga, che ogni mattina mi riporta nel corpo.
Ho la scrittura, che continua a essere quel luogo nel quale riesco a incontrarmi.
Eppure c’è qualcosa.
Qualcosa che non saprei ancora spiegare.
Mi sveglio alcune mattine e sento poca energia.
Non necessariamente stanchezza. È più sottile.
È come se facessi fatica a trovare dentro di me l’impulso di uscire, fare, creare, muovermi, incontrare il mondo.
E allora penso che dovrei fare qualcosa.
Partire.
Organizzare un viaggio.
Cambiare qualcosa.
Inventarmi un nuovo progetto.
Trovare un posto diverso.
Conoscere persone nuove.
Riempire, forse.
E subito dopo arriva un’altra voce:
Ma perché non riesci semplicemente a essere felice di quello che hai?
E questa domanda porta con sé una specie di senso di colpa.
Perché io sono grata.
Lo sono davvero.
Ma forse essere grati non significa non poter desiderare qualcosa che ancora non sappiamo nominare.
Posso amare profondamente i miei figli e sentire la mancanza di alcune parti di me.
Posso amare la mia casa e qualche volta sentirmi sola dentro quelle stanze.
Posso avere libertà e non sapere ancora in quale direzione andare.
Posso avere una vita piena e percepire comunque uno spazio vuoto.
Posso stare bene e, contemporaneamente, sentire che qualcosa non mi sta più nutrendo.
Forse queste cose possono esistere insieme.
Ed è questa la riflessione che oggi mi rimane addosso.
Forse quando sentiamo che manca qualcosa, siamo troppo veloci nel pensare che la nostra vita non sia abbastanza.
Quando invece la domanda potrebbe essere un’altra:
Quale parte di me non sta trovando spazio nella vita che sto vivendo?
Non conosco ancora la risposta.
E forse, per una volta, non voglio cercarla subito.
Non voglio trasformare anche questa inquietudine in qualcosa da risolvere.
Non voglio farne un nuovo obiettivo, un viaggio da prenotare, una decisione da prendere, un’altra versione di me da costruire.
Vorrei provare semplicemente a starci.
Ad ascoltare.
A osservare quando mi sento viva.
Quando invece la mia energia si spegne.
Cosa desidero quando nessuno mi guarda.
Cosa cerco negli altri.
Cosa provo a riempire facendo, immaginando, aspettando.
E soprattutto vorrei avere il coraggio di chiedermi:
se per un momento smettessi di cercare la mia prossima vita, cosa dovrei riconoscere che, in quella che sto vivendo oggi, non mi fa più stare bene?
Non lo so.
Ed è strano per me lasciare una domanda senza risposta.
Ma forse anche questo fa parte del viaggio.
Forse non tutti i vuoti devono essere riempiti.
Alcuni hanno bisogno di rimanere vuoti abbastanza a lungo perché possiamo finalmente ascoltare ciò che contengono.
E allora oggi non cerco una soluzione.
Stendo il tappetino.
Respiro.
Scrivo.
Le due cose che, anche nei giorni in cui non so bene dove sto andando, continuano a riportarmi verso di me.
E lascio una porta aperta.
Non so ancora su cosa.
Ma forse, per oggi, non devo saperlo. 🌿
Dal mio Cuore al tuo
Isabel





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