
20 ottobre … C’è solo amore
lettera all’amore
Questa mattina c’è una canzone che continua a risuonare.
Majesty.
La ascolto, la lascio attraversarmi, e tra tutte le parole che potrei trovare, tra tutti i pensieri che affollano la mente e le emozioni che abitano il cuore, ne rimangono soltanto tre:
C’è solo amore.
E forse è proprio da qui che voglio partire oggi.
Da ciò che rimane quando tutto sembra troppo.
Quando la vita diventa un intreccio di responsabilità, scelte, decisioni, paure.
Quando ogni cosa sembra chiederti una risposta, una soluzione, una direzione.
Quando sei stanca di essere quella che sa sempre cosa fare, anche quando, in realtà, non lo sa affatto.
Quando vorresti soltanto appoggiare la testa da qualche parte e, per un momento, non dover sostenere il peso del mondo.
Caro Amore,
non so più quante forme tu abbia attraversato nella mia vita.
Ti ho incontrato negli occhi di qualcuno, nelle mani intrecciate, negli abbracci che sembravano non voler finire.
Ti ho riconosciuto nella dolcezza di un gesto inatteso, nelle parole sussurrate, nei baci dati senza fretta, nelle risate che arrivano all’improvviso.
Ti ho sentito nella presenza.
E qualche volta persino nell’assenza.
Ti ho cercato, desiderato, accolto.
Ti ho donato senza misura, a volte senza nemmeno domandarmi se dall’altra parte ci fosse davvero spazio per riceverti.
E altre volte ho pensato che forse avrei dovuto imparare a trattenerti.
A proteggermi.
A non desiderarti così tanto.
Perché amare, a volte, fa male.
Fa male quando le persone che vorremmo vicine hanno bisogno di allontanarsi.
Quando qualcuno trova rifugio chiudendosi dentro se stesso, mentre noi avremmo soltanto bisogno di una porta aperta.
Quando impariamo a comprendere le paure degli altri così profondamente da dimenticarci, qualche volta, delle nostre.
E così ci facciamo piccoli.
Abbassiamo la voce dei desideri.
Misuriamo le parole, le aspettative, persino la nostra fragilità, per paura di chiedere troppo, di pesare, di diventare qualcosa che l’altro non sa accogliere.
Eppure, Amore, quanto vorrei che tu fossi semplice.
Non facile.
Non perfetto.
Semplice.
Come una mano che cerca un’altra mano.
Come qualcuno che ti domanda come stai e rimane abbastanza a lungo da ascoltare davvero la risposta.
Come un abbraccio nel quale non devi dimostrare niente.
Vorrei incontrarti anche nelle giornate in cui non sono capace di sorridere.
Quando sono stanca, quando ho paura, quando tutto sembra sfuggirmi dalle mani.
Quando non ho risposte.
Quando non sono la versione migliore di me.
Vorrei poterti dire che oggi è difficile, senza sentire il bisogno di aggiungere subito che domani andrà meglio.
Vorrei che qualche volta qualcuno mi dicesse: lascia, ci penso io.
Non perché io non sia capace.
Ma perché essere capaci di affrontare la vita da soli non significa desiderare di farlo per sempre.
Ho imparato tante cose, Amore.
A ricominciare.
A scegliere.
A rialzarmi.
A trovare soluzioni anche quando non sembravano essercene.
Ho imparato che posso attraversare giornate difficili e continuare a camminare.
Che posso essere la mia forza, il mio rifugio, la mia casa.
Ma forse c’è ancora qualcosa che devo imparare.
Che essere la mia casa non significa doverne essere l’unica abitante.
Che posso essere indipendente e desiderare qualcuno accanto.
Che posso amare la mia libertà e, nello stesso tempo, desiderare una presenza.
Che posso prendermi cura di me senza convincermi di non aver bisogno di nessuno.
Perché la verità, Amore, è che a volte mi sento immensamente sola.
Una solitudine grande, silenziosa, faticosa.
Di quelle che non si vedono da fuori.
Di quelle che abitano anche le giornate piene, le conversazioni, gli impegni, le stanze affollate.
Una solitudine che non nasce soltanto dall’assenza di qualcuno, ma dalla sensazione di dover portare ogni cosa sulle proprie spalle.
E allora ci sono momenti in cui vorrei smettere di sperare.
Smettere di immaginare.
Smettere di desiderare che qualcuno, un giorno, scelga di condividere davvero la vita con me.
Non perché quel desiderio sia scomparso.
Ma perché, qualche volta, continuare a desiderare ciò che non arriva diventa doloroso.
Eppure tu sei ancora qui.
Nella musica che ascolto questa mattina.
Nel cuore che, nonostante tutto, continua a sentire.
Nella tenerezza che provo anche per chi non riesce ad avvicinarsi.
Nel rispetto che cerco di avere per le fragilità degli altri.
E forse, oggi, devo imparare a riservare quella stessa tenerezza anche a me.
A non chiedermi sempre di comprendere.
A non pretendere di essere sempre forte.
A non trasformare ogni delusione nella convinzione che dovrò cavarmela da sola per sempre.
Perché non voglio smettere di credere in te soltanto per paura di soffrire.
Non voglio chiudere il cuore per proteggerlo.
Ma non voglio nemmeno continuare ad aspettare sulla soglia di porte che non si aprono.
Vorrei imparare a riconoscerti dove puoi esistere liberamente.
Dove non devo convincere nessuno a rimanere.
Dove non devo ridimensionare ciò che sono per essere accolta.
Dove la mia sensibilità non è un eccesso, la mia profondità non è un peso e il mio desiderio di vicinanza non è qualcosa di cui vergognarmi.
E sai cosa sogno, Amore?
Non grandi promesse.
Non parole eterne.
Sogno qualcuno con cui condividere le cose semplici e quelle difficili.
Qualcuno con cui poter parlare di tutto e, qualche volta, non parlare affatto.
Qualcuno con cui attraversare una giornata complicata, trovare insieme una soluzione, sorridere della nostra imperfezione.
E poi, alla fine, rimanere abbracciati.
In un caldo silenzio.
Un silenzio che non sia distanza.
Che non sia fuga.
Che non sia una porta chiusa.
Ma un luogo in cui riposare.
Dove non servono spiegazioni, dove nessuno deve proteggersi dall’altro, dove due persone possono semplicemente esserci.
E forse è proprio questa la forma di te che desidero più di ogni altra.
Un amore nel quale poter riposare.
Non perché la vita smetta di essere difficile.
Ma perché, per un momento, non devo attraversarla da sola.
E allora, caro Amore, questa mattina non voglio chiederti di arrivare.
Non voglio inseguirti.
Non voglio nemmeno promettermi che smetterò di cercarti.
Voglio soltanto lasciarti spazio.
Senza dimenticare me stessa.
Senza perdere la fedeltà a ciò che sono.
Senza confondere la capacità di amare con il dovere di aspettare.
Continuerò a costruire la mia casa, dentro di me.
Ad abitarla con tutte le mie contraddizioni, le mie paure, i miei sogni, la mia vulnerabilità.
Imparerò ad appoggiarmi anche a chi mi vuole bene.
A chiedere aiuto.
A lasciarmi accogliere.
E se un giorno incontrerò qualcuno che desidererà entrare, non per trovare un rifugio temporaneo, ma per condividere il cammino, spero di avere ancora il coraggio di aprire la porta.
Perché forse, alla fine, non si tratta di imparare a non avere bisogno dell’amore.
Si tratta di imparare a non abbandonare se stessi mentre lo desideriamo.
“Majesty” continua a risuonare.
E io rimango qui.
Con tutto ciò che sento.
Con quello che ancora non comprendo.
Con il cuore un po’ stanco, ma ancora capace di meravigliarsi.
E in mezzo a questa vita così immensa, così fragile, così imprevedibile, torno al pensiero di questa mattina.
C’è solo amore.
Quello che doniamo.
Quello che riceviamo.
Quello che non sappiamo trattenere.
Quello che impariamo finalmente a rivolgere verso noi stessi.
E quello che, forse, un giorno, non avremo più bisogno di inseguire.
Perché sarà semplicemente lì.
Accanto a noi.
In un caldo silenzio.
Con amore,
Isa 🤍





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