
13 agosto … avvicinarsi
- 2 ore fa
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Stavo praticando e riflettevo.
O forse non stavo nemmeno riflettendo davvero.
Arrivava tutto da solo.
Non c’era sforzo, non stavo cercando una risposta, non stavo cercando di capire qualcosa.
Il corpo si muoveva, il respiro seguiva il suo ritmo e, nel silenzio della pratica, ad un certo punto l’ho sentito chiaramente:
solo il tappetino mi conosce veramente per quella che sono.
Mi è sembrato un pensiero triste.
E forse un po’ lo è.
Credo ci voglia coraggio per scegliere di conoscere veramente una persona.
Coraggio per avvicinarsi e poi non fermarsi alla superficie.
Coraggio per avere voglia di scoprire cosa c’è dietro un sorriso, dietro un silenzio, dietro una giornata storta.
Coraggio per accogliere ogni singola sfaccettatura della sua essenza, anche quelle meno semplici, meno luminose, meno facili da comprendere.
Ci vuole coraggio per stare.
Per scegliere di tendere una mano nei momenti difficili oltre che in quelli belli.
Per esserci quando l’altro ride e sembra leggero, ma anche quando si chiude, quando ha paura, quando è stanco, quando non sa nemmeno spiegare bene cosa gli stia succedendo.
E credo che conoscere davvero qualcuno significhi anche avere curiosità della sua anima.
Voler sapere.
Voler vedere.
Voler andare un po’ più in là.
Non basta avvicinarsi a qualcuno pensando di aprirsi per farsi accogliere.
Non basta raccontarsi e trovare nell’altro un luogo morbido in cui appoggiare le proprie fragilità.
C’è reciprocità nell’incontro.
O almeno dovrebbe esserci.
Io lascio cadere una maschera davanti a te e tu lasci cadere la tua davanti a me.
Io ti mostro una parte di me e tu hai voglia di conoscerne un’altra.
Tu mi racconti le tue paure e, mentre io le accolgo, vuoi conoscere anche le mie.
Forse è così che due persone arrivano davvero a vedersi.
Quando nessuno dei due è soltanto il luogo in cui l’altro viene ad essere accolto.
Quando entrambi scelgono di restare.
Senza maschere.
Senza interpretare una parte.
Senza mostrare soltanto ciò che pensano possa piacere all’altro.
Autentici.
E allora, mentre il mio corpo continuava a muoversi sul tappetino, mi sono resa conto di quanto sia difficile trovare nel mondo quell’anima capace di accogliere la tua.
Non quella che semplicemente ti desidera.
Non quella che sta bene con te.
Non quella che ama alcuni frammenti di ciò che sei.
Ma quella che vuole conoscerti.
Davvero.
Ed è lì che ho sentito un po’ di nostalgia.
Quella nostalgia sottile che arriva quando vorresti essere vista fino in fondo.
Quando vorresti che qualcuno avesse curiosità di attraversare anche le stanze più nascoste di te.
Quando vorresti poter appoggiare, almeno qualche volta, il tuo cuore da qualche parte senza essere sempre tu quella che raccoglie, comprende, aspetta, accoglie.
Forse per questo oggi ho pensato che solo il mio tappetino mi conosce davvero.
Perché lì non devo essere niente.
Posso arrivare felice, triste, innamorata, arrabbiata, confusa, piena di desiderio o terribilmente sola.
Posso piangere.
Posso ridere.
Posso avere paura.
Posso non sapere.
Posso persino non avere parole.
Lui non mi chiede di spiegarmi.
Non devo bussare.
Non devo chiedermi se sia il momento giusto.
Non devo aspettare che abbia voglia di ascoltarmi.
Non devo diventare più semplice, più leggera, meno intensa.
Arrivo.
Stendo il tappetino.
E sono.
E lui raccoglie tutto.
Il respiro.
Il corpo.
Le lacrime.
La nostalgia.
I desideri che ancora custodisco.
Le cose che sto cercando di lasciare andare.
E quelle che, nonostante tutto, il mio cuore continua a sperare.
Tutto.
Forse un giorno incontrerò un’anima davanti alla quale potrò avere lo stesso coraggio che ho quando salgo sul tappetino.
Presentarmi così.
Senza sapere cosa verrà fuori.
Senza nascondermi.
E sentire che dall’altra parte qualcuno non ha paura di conoscere tutto questo.
Qualcuno che non vuole soltanto essere accolto, ma che sappia accogliere.
Qualcuno che tenda la mano e, semplicemente, resti.
Non lo so.
Oggi non ho bisogno di conoscere la risposta.
Oggi c’è un po’ di nostalgia.
E sono anche questo.
Così torno sul mio tappetino.
Il luogo che ha visto ogni mia versione senza chiedermi mai di sceglierne una.
Quello che mi conosce.
Quello che mi accoglie.
Quello che raccoglie tutto ciò che sono.
Ed è ciò che resta.
Almeno per ora.
Dal mio Cuore al tuo
Isabel





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