
24 ottobre … Il sogno di perdersi per ritrovarsi
Forse non dobbiamo sempre sapere dove stiamo andando.
Ci sono momenti in cui vorrei soltanto chiudere gli occhi.
Non per non vedere, non per fuggire dalla realtà, ma per concedermi il privilegio di non doverla comprendere sempre.
Di non dover dare un nome a ogni emozione, una spiegazione a ogni incontro, una direzione a ogni desiderio.
Vorrei semplicemente vivere.
Lasciarmi attraversare da ciò che arriva, senza chiedermi quanto durerà, dove mi porterà, se sarà giusto, se farà male, se un giorno dovrò imparare a farne a meno.
Perché a volte penso che siamo così impegnati a cercare di non perderci, da dimenticare quanto possa essere meraviglioso farlo.
Perdersi.
In uno sguardo che dura qualche secondo più del necessario.
In un abbraccio nel quale il tempo sembra smettere di esistere.
In una canzone che racconta qualcosa che non siamo ancora riusciti a dire.
In un sogno così grande da farci paura, eppure così nostro da non riuscire a smettere di immaginarlo.
Perdersi senza necessariamente cercare subito la strada per tornare.
E se fosse proprio lì, in quel luogo senza coordinate, che potessimo finalmente ritrovarci?
Forse ci hanno insegnato troppo presto a cercare certezze.
A sapere cosa vogliamo, dove stiamo andando, chi resterà, cosa diventeremo.
A proteggere il cuore prima ancora di concedergli la possibilità di battere davvero.
E così costruiamo confini, aspettative, piccoli muri invisibili intorno ai nostri desideri.
Ma i sogni non conoscono confini.
Non chiedono permesso.
Arrivano, qualche volta in punta di piedi, altre volte come onde che travolgono tutto ciò che pensavamo di sapere di noi.
E ci invitano a lasciare andare.
Lascia che sia.
Quante volte me lo ripeto.
Lascia che la vita accada.
Lascia che qualcuno ti sorprenda.
Lascia che un’emozione esista anche senza la promessa di diventare qualcosa di più.
Lascia che il cuore si apra, anche quando la mente vorrebbe conoscere già il finale.
Perché non tutto ciò che è bello deve necessariamente avere una destinazione.
Ci sono incontri che sono viaggi.
Istanti che diventano eternità.
Persone che arrivano e, senza neppure rendersene conto, risvegliano parti di noi che avevamo dimenticato.
E forse il loro dono più grande non è portarci da qualche parte, ma ricordarci che siamo ancora capaci di sognare.
Di desiderare.
Di sentire.
Di meravigliarci.
Allora questa sera vorrei chiudere gli occhi.
Immaginare un luogo lontano, il rumore del mare, il vento sulla pelle, due mani che si cercano senza bisogno di parole.
Vorrei non sapere che giorno è, che ora sia, quanto tempo rimanga.
Vorrei abitare un istante senza cercare di trattenerlo.
Senza avere paura che finisca.
Senza domandarmi se domani sarà ancora lì.
Vorrei imparare a fidarmi della vita abbastanza da non doverla controllare.
E continuare a sognare, anche quando il sogno sembra impossibile.
Perché forse crescere non significa smettere di sognare, ma trovare il coraggio di farlo ancora, conoscendo tutta la fragilità dei nostri desideri.
E forse ritrovarsi non significa tornare a essere quelli di prima.
Significa incontrare una versione di noi che non avevamo ancora avuto il coraggio di conoscere.
Più libera.
Più vulnerabile.
Più viva.
E allora lasciami sognare.
Lasciami perdere la strada, qualche certezza, persino un po’ di quella razionalità che troppo spesso mi impedisce di abbandonarmi alla meraviglia.
Lasciami vivere a occhi chiusi, ogni tanto.
Non perché non voglia vedere la realtà.
Ma perché ci sono cose che si possono vedere soltanto con il cuore.
E se domani aprirò gli occhi e il sogno sarà svanito, vorrei comunque poter sorridere.
Sapendo di averlo vissuto.
Di non essermi sottratta.
Di aver avuto il coraggio di sentire tutto.
Perché in fondo, forse, non ci perdiamo davvero quando smettiamo di sapere dove stiamo andando.
Ci perdiamo quando smettiamo di concederci la possibilità di sognare.
E io non voglio smettere.
Non ancora.
Forse mai.
Con amore, sempre. 🤍
Isabel





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