
22 agosto … Russian roulette
- 14 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min
Reciprocità
Questa mattina mi sono svegliata con una canzone in testa.
Russian Roulette.
Non so perché proprio quella.
Ho messo le cuffie, steso il tappetino e ho iniziato a praticare.
La stessa canzone ancora e ancora.
Il corpo si muoveva, il respiro cambiava, a volte gli occhi si chiudevano.
Un’ora e mezza. Forse di più.
E ad un certo punto ho capito qualcosa.
Io apro il mio cuore.
Lo apro tanto.
Forse troppo, qualche volta.
Lo rendo visibile, accessibile.
Lascio che gli altri entrino, guardino, conoscano le mie stanze, anche quelle più disordinate.
Mostro quello che sento.
Dico quando mi manca qualcuno.
Cerco.
Mi avvicino.
Mi espongo.
Non sono mai stata particolarmente brava a vivere con il freno tirato.
Se provo qualcosa, in qualche modo finisce per attraversarmi tutta.
E per molto tempo ho pensato che il dolore arrivasse dal bisogno di essere amata nello stesso modo in cui amo io.
Ma forse non è esattamente questo.
Forse quello che cerco è reciprocità.
Non qualcuno che ami come amo io.
Non qualcuno che faccia esattamente ciò che faccio io.
Qualcuno che rischi con me.
Che mentre apro una porta, ne apra una anche lui.
Che faccia qualche passo nella mia direzione senza aspettare sempre che sia io ad attraversare tutta la distanza.
Che abbia voglia di conoscermi tanto quanto io ho voglia di conoscere.
Che si lasci vedere mentre guarda me.
Perché forse è questo che fa male.
Non essere semplicemente non amati.
Ma essere visti senza essere raggiunti.
Lasciare qualcuno entrare profondamente dentro di noi e accorgersi, ad un certo punto, di essere rimasti sulla soglia della sua vita.
E allora penso alla roulette russa.
A quella sensazione di mettere ogni volta qualcosa di preziosissimo sul tavolo senza sapere cosa succederà.
Forse crescere, almeno per me, non significa imparare a chiudere il cuore.
Non voglio farlo.
Non voglio diventare più fredda, più distante, più brava a fingere che le cose non mi tocchino.
Vorrei imparare qualcosa di diverso.
Aprire una porta e aspettare che anche l’altro ne apra una.
Un passo io.
Un passo tu.
Una parte di me.
Una parte di te.
Non per misurare l’amore.
Ma perché anche un cuore spalancato ha bisogno di sentirsi custodito.
Forse la reciprocità è proprio questo.
Non ricevere esattamente ciò che diamo.
Ma sentire che, dall’altra parte, qualcuno sta venendo verso di noi.
Dal mio Cuore al tuo
Isabel





Commenti