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2 settembre ... Maybe

2 set
Tempo di lettura: 2 min

Maybe.

Ci sono giorni in cui riesco ad abitarlo.

Questo maybe.

Riesco ad accettare di non sapere.

A prendere quello che la vita mi offre senza chiedere continuamente cosa diventerà.

A tenere ciò che c'è, senza pretendere di conoscere ciò che ci sarà.


E poi ci sono giorni in cui faccio una fatica immensa.

Giorni in cui vorrei soltanto che, almeno per una volta, qualcosa fosse semplice.

Una risposta chiara.

Una strada che non abbia continuamente bivi.

Qualcosa che rimanga.

Qualcuno che rimanga.

Una certezza sulla quale poter appoggiare, per un momento, tutto il peso.

Perché a volte mi sembra tutto così maledettamente difficile.


E allora stendo il tappetino.

E lì succede qualcosa.


Forse perché è uno dei pochissimi luoghi della mia vita in cui non devo sapere.

Non devo decidere.

Non devo capire.

Non devo aspettare nessuno.

Non devo domandarmi cosa accadrà domani.


Respiro.

Muovo il corpo.

Chiudo gli occhi.

E appoggio il cuore.


Credo sia proprio questo ciò che faccio ogni volta che salgo sul tappetino: appoggio il cuore.


Per un'ora.

A volte due.

A volte molto meno.


Ma abbastanza da ricordarmi dove sono.

Abbastanza da ritrovarmi.


Poi arrotolo il tappetino.

E la giornata comincia.

La realtà torna ad essere quello che è, con le sue incertezze, le sue difficoltà, le persone che arrivano e quelle che se ne vanno, le risposte che non arrivano, i progetti da costruire, le paure da attraversare.

E tutte quelle lezioni che la vita, ostinatamente, continua a mettermi davanti.

Forse perché devo ancora impararle.

Forse perché alcune cose non si imparano una volta sola.

E forse una delle lezioni più difficili è proprio questa:

alla fine devo sapere di poter contare su di me.


Non significa che non abbia bisogno degli altri.

Non significa che non desideri essere amata, cercata, scelta, custodita.


Lo desidero.

Eccome se lo desidero.


Significa soltanto sapere che, anche quando fuori tutto sembra incerto, devo riuscire a costruire dentro di me un posto in cui tornare.


A volte questa consapevolezza mi rende forte.

Altre volte, invece, fa un po' male.


E allora cerco piccoli rifugi.

Scrivo.

Leggo.

Stendo il tappetino.

Tengo una tazza di caffè caldo tra le mani.


Respiro.


Piccolissime cose che non risolvono la vita.

Ma forse non devono farlo.


Forse devono soltanto ricordarmi che sono ancora qui.

E che posso appoggiare il cuore per qualche istante, prima di riprenderlo tra le mani e continuare.

Anche senza sapere esattamente dove sto andando.


Maybe.


Dal mio Cuore al Tuo


Isabel


Maybe
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