Resilienza e Corpo 🌿
- Isabel

- 18 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
Quando smettiamo di resistere e iniziamo ad ascoltare...
Parlare di resilienza oggi è necessario. Ma forse, prima ancora, è necessario rivedere cosa intendiamo davvero con questa parola.
Per molto tempo la resilienza è stata raccontata come capacità di resistere.
Di stringere i denti.
Di andare avanti nonostante tutto.
Di sopportare.
Eppure il corpo ci racconta un’altra storia.
Il corpo non ama la resistenza prolungata.
Non ama la lotta continua.
Quando ci ostiniamo a restare in situazioni che ci irrigidiscono, il corpo inizia a parlare attraverso la tensione, il dolore, la fatica.
Collo, spalle, schiena, zona lombare.
Parti che spesso si contraggono quando sentiamo di dover reggere, controllare, sostenere troppo a lungo.
In questi momenti il corpo non è debole.
È onesto.
Quando il corpo resiste...
Quando viviamo una situazione con resistenza, il corpo entra in una modalità di difesa.
Il respiro si accorcia.
Le spalle si sollevano.
La mascella si irrigidisce.
Il sistema nervoso rimane in allerta.
È come se il corpo dicesse:“Sto cercando di proteggerti, ma così è faticoso.”
La resistenza non passa inosservata al corpo.
Si deposita nei tessuti, nei muscoli, nella fascia — quella rete silenziosa che tiene tutto insieme e che registra ciò che non viene espresso.
E più resistiamo, più questa rete si irrigidisce.
La resilienza ha un altro linguaggio...
La resilienza vera non chiede al corpo di stringere ancora.
Chiede di adattarsi, di ammorbidirsi, di cambiare assetto.
Essere resilienti non significa farsi andare bene tutto.
Significa smettere di combattere contro ciò che non possiamo controllare, per non farci sopraffare.
Nel corpo, la resilienza si manifesta così:
il respiro scende
le tensioni iniziano ad allentarsi
il movimento diventa più fluido
il corpo smette di essere uno scudo
La resilienza non è rigidità.
È elasticità.
È la capacità di attraversare ciò che accade senza perdere contatto con sé.
Ascoltare il corpo come atto di resilienza
Il corpo è una bussola preziosa.
Se una situazione genera tensione persistente, dolore ricorrente, stanchezza profonda, forse non ci viene chiesto di essere più forti, ma più attenti.
A volte la resilienza è restare.
A volte è fermarsi.
A volte è cambiare direzione.
E il corpo lo sa prima della mente.
Quando impariamo ad ascoltarlo, la resilienza smette di essere uno sforzo e diventa una alleanza.
Non siamo più contro noi stessi.
Siamo con noi stessi.
Una resilienza gentile
Esiste una resilienza che non fa rumore.
Che non si mostra.
Che non ha bisogno di essere dimostrata.
È la resilienza gentile.
Quella che passa dal rallentare.
Dal respirare.
Dal concedersi tempo.
Nel corpo questa resilienza si traduce in:
movimenti più lenti
pratiche più ascoltate
pause legittime
confini rispettati
Non è rinuncia.
È intelligenza somatica.
Una riflessione per te:
Se il tuo corpo in questo momento ti parla attraverso la tensione o il dolore, prova a chiederti:
Dove sto resistendo invece di ascoltare?
Dove sto forzando invece di adattarmi?
Di cosa avrebbe bisogno il mio corpo per sentirsi al sicuro?
La resilienza non è restare immobili.
È muoversi con consapevolezza.
E quando il corpo si sente ascoltato, anche la vita diventa più abitabile.
Un invito gentile
Se sei stanco di lottare, sappi che non sei solo.
Forse oggi non serve essere più forti.
Forse serve essere più presenti.
Il corpo sa la strada.
A volte chiede solo di rallentare abbastanza da poterla indicare.
🌿
Ti mando tutto il mio Amore e spero ti possa sentirlo
Isabel













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